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Pesca alla spigola: la costanza paga

Una battuta di pesca a fondo alla spigola, ripagata dal fatto di non aver voluto montare il cavetto d’acciaio

“La costanza paga”: con questa frase ho appena commentato su facebook la foto di questi due bei branzini. Durante una recente notte, caratterizzata da venti da nord e temperature piuttosto rigide, era mia intenzione mettere alla prova le canne da pesca a fondo Powered 130 e Powered 170 con qualche branzino da poter ricordare. Calato il sole, però, sulle esche che erano state preparate ad hoc (nello specifico, alici fresche innescate intere e muggini vivi di piccole dimensioni) hanno cominciato a lanciarsi numerosi predatori, tra cui pesci serra e gronghi di taglia che, durante quella serata, a ridosso di una scogliera vicina ad un porto, erano particolarmente attivi. Questa foto è arrivata dopo aver sopportato per circa tre ore questi predatori che, con cadenza quasi matematica, tagliavano lenze e portavano via esche (vive e non). I terminali erano a uno o a due ami (di misura 1/0 e 2/0) e realizzati con un fluorocarbon dello 0,30 mm. Come si può intuire, tale lenza nulla può contro la tagliente dentatura dei grandi gronghi, e nemmeno a parlarne se prendiamo in esame i denti del serra che recidono ogni lenza come se fossero rasoi.

Parecchi calamenti dopo, sono arrivate le spigole!

Sono è stato costretto a rifare almeno quindici terminali e legare almeno 30 ami (con le mani congelate dal vento) che puntualmente gli venivano tagliati e portati via. Qualcuno a questo punto si potrebbe chiedere perché io non abbia montato un cavetto d’acciaio. La risposta è facilmente intuibile: la rigidità che ne sarebbe conseguita, montandolo, avrebbe limitato molto la mobilità e la naturalezza dell’esca, cosa che in genere manda in fumo ogni sogno di allamare una spigola. Però, in un attimo, come a volte capita, tutto può cambiare: dopo circa tre quarti d’ora di tranquillità, ecco il risultato di due abboccate arrivate a pochi minuti di distanza a regalarmi il sorriso e… a scaldarmi un po’! Avere insistito, proponendo esche e terminali da branzino fino alla fine, ha ripagato la mia costanza e determinazione.

Una spigola pescata col cefalo, e un branzino pescato con l’acciuga

I pesci sono stati catturati rispettivamente: il più grande con un muggine di circa 15 cm, innescato con un amo del 2/0 posizionato “sulla groppa” in posizione molto avanzata, verso la testa; il secondo con un’alice (o acciuga) di circa 12 cm innescata con due ami del 1/0 (il primo posizionata in testa, tra gli occhi, il secondo poco più arretrato sul dorso).  Non dimentichiamo che la spigola è un predatore che ingoia le proprie prede dalla testa, quindi, è sempre meglio posizionare gli ami vicino al capo del pesce esca, vivo o morto che sia.

Due spigole pescate a fondo in scogliera da Emiliano Gabrielli.
Due spigole pescate a fondo in scogliera da me, Emiliano Gabrielli.

Pesca alla spigola: la scelta di non pescare col cavetto d’acciaio mi ha ripagato con due spigole

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